Παρασκευή, 19 Ιουνίου 2015

Tzvetan Todorov, "La nostra identita una e centomila"


Tzvetan Todorov, "La nostra identita una e centomila", La Stampa 10/03/2011

Per affrontare il tema della pluralita delle culture nell’ambito di una societa, mi vedo obbligato a precisare anzitutto il senso della parola «cultura». Lo impieghero nell’accezione che, da oltre un secolo, le hanno dato gli etnologi. In tale senso ampio, descrittivo e non valutativo, ogni gruppo umano ha una cultura: e il nome dato all’insieme delle caratteristiche della sua vita sociale, ai modi di vivere e di pensare collettivi, alle forme e agli stili di organizzazione del tempo e dello spazio, e questo include la lingua, la religione, le strutture familiari, i modi di costruzione delle case, gli utensili, i modi di mangiare e di vestirsi. I membri del gruppo, inoltre, qualunque siano le sue dimensioni, interiorizzano tali caratteristiche sotto forma di rappresentazioni mentali. La cultura esiste dunque a due livelli strettamente correlati: quello delle pratiche comuni al gruppo e quello dell’immagine che esse lasciano nello spirito dei membri della comunita.

L’essere umano – ed e una delle caratteristiche che lo contraddistinguono – nasce nell’ambito non solo della natura, ma anche, sempre e necessariamente, di una cultura. La prima caratteristica dell’identita culturale e che essa e imposta al bambino e non da lui scelta. Venendo al mondo, il piccolo dell’uomo e immerso nella cultura del suo gruppo, che gli e anteriore. Il fatto piu saliente, ma probabilmente anche il piu determinante, e che noi nasciamo necessariamente nell’ambito di una lingua, quella parlata dai nostri genitori o dalle persone che si prendono cura di noi. Il bambino non puo evitare di adottarla. Ebbene, la lingua non e uno strumento neutro, e intrisa di pensieri, azioni, giudizi ereditati dal passato; essa ritaglia il reale in una data maniera e ci trasmette impercettibilmente una visione del mondo.

Una seconda caratteristica dell’appartenenza culturale salta parimenti agli occhi: possediamo non una, bensi parecchie identita culturali, che possono incastrarsi o presentarsi come insiemi intersecati. Un francese (per fare un esempio legato alla mia esperienza; ma lo stesso vale per italiani, spagnoli, inglesi…) proviene sempre da una regione, poniamo che sia bretone, e pero condivide parecchie delle caratteristiche di tutti gli europei: dunque partecipa al tempo stesso delle culture bretone, francese ed europea. D’altra parte, all’interno di un’unica entita geografica, le stratificazioni culturali sono molteplici: ci sono la cultura degli adolescenti e quella dei pensionati, la cultura dei medici e quella degli spazzini, la cultura delle donne e quella degli uomini, dei ricchi e dei poveri. Un individuo puo riconoscersi al tempo stesso nella cultura mediterranea, cristiana ed europea: criteri geografico, religioso e politico. Ebbene – e questo e essenziale – tali diverse identita culturali non coincidono tra loro, non formano territori chiaramente delimitati dove i diversi ingredienti si sovrappongono. Ogni individuo e pluriculturale; la sua cultura non assomiglia a un’isola monolitica, ma si presenta come il risultato di alluvioni che si sono incrociate.

Sotto questo aspetto la cultura collettiva, quella di un gruppo umano, non e diversa. La cultura di un Paese come la Francia e un insieme complesso, fatto di culture particolari, le stesse nelle quali si riconosce l’individuo: quelle delle regioni e dei mestieri, delle eta e dei sessi, delle posizioni sociali e degli orientamenti spirituali. Ogni cultura, inoltre, e segnata dal contatto con quelle vicine. L’origine di una cultura si trova sempre nelle culture anteriori: nell’incontro tra piu culture di dimensioni minori o nella scomposizione di una cultura piu vasta, o nell’interazione con una cultura vicina. Non accediamo mai a una vita umana anteriore all’avvento della cultura. E non a caso: le caratteristiche «culturali» sono gia presenti in altri animali, segnatamente nei primati. Non esistono culture pure e culture mischiate; tutte le culture sono miste («ibride» o «meticcie»). I contatti tra gruppi umani risalgono alle origini della specie e lasciano sempre tracce sul modo in cui i membri di ogni gruppo comunicano tra loro. Per quanto lontano si possa risalire nella storia di un Paese come la Francia, si trova sempre un incontro tra piu popolazioni, dunque piu culture: galli, franchi, romani e molti altri.

Siamo giunti cosi a una terza caratteristica della cultura: quella di essere necessariamente mutevole. Tutte le culture cambiano, anche se e certo che quelle dette «tradizionali» lo fanno meno volentieri e meno rapidamente di quelle cosiddette «moderne». Tali cambiamenti hanno molteplici ragioni. Poiche ogni cultura ne ingloba altre, o si interseca con altre, i suoi diversi ingredienti formano un equilibrio instabile. Ad esempio, la concessione del diritto di voto alle donne in Francia, nel 1944, ha permesso loro di partecipare attivamente alla vita pubblica del Paese: l’identita culturale francese ne e stata trasformata. Allo stesso modo quando, ventitre anni dopo, le donne hanno ottenuto il diritto alla contraccezione, questo ha portato con se una nuova mutazione della cultura francese. Se l’identita culturale non dovesse cambiare, la Francia non sarebbe diventata cristiana, in un primo tempo; laica, in un secondo. Accanto a queste tensioni interne ci sono anche i contatti esterni con culture vicine o lontane, che provocano a loro volta modificazioni. Prima d’influenzare le altre culture del mondo, la cultura europea aveva gia assorbito le influenze egiziana, mesopotamica, persiana, indiana, islamica, cinese… A cio si aggiungono le pressioni esercitate dall’evoluzione di altri elementi costitutivi dell’ordine sociale: economico, politico, persino fisico.

Se si tengono presenti queste ultime caratteristiche della cultura, la sua pluralita e la sua variabilita, si vede quanto siano fuorvianti le metafore utilizzate piu comunemente. Di un essere umano si dice, ad esempio, che e «radicato» e lo si deplora; ma tale assimilazione degli uomini alle piante e illegittima, poiche il mondo animale si distingue dal mondo vegetale proprio per la sua mobilita, e l’uomo non e mai il prodotto di un’unica cultura. Le culture non hanno essenza ne «anima», malgrado le belle pagine scritte su quest’argomento. O ancora, si parla della «sopravvivenza» di una cultura, intendendo con cio la sua conservazione identica. Ebbene, una cultura che non cambia piu e, esattamente, una cultura morta. L’espressione «lingua morta» e molto piu fondata: il latino e morto il giorno in cui non poteva piu cambiare. Nulla e piu normale, piu comune, della scomparsa di uno stato precedente della cultura e della sua sostituzione con uno stato nuovo.

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